Vivere o niente (2011)

Vivere o niente è il sedicesimo album in studio del cantautore italiano Vasco Rossi, uscito il 29 marzo 2011. Questo non è soltanto l’album più venduto del 2011, ma anche l’album più venduto dal 2009 fino ad oggi!

“Vivere o Niente”, ancora più di ogni altro lavoro precedente, evidenzia il peculiare e inimitabile uso che Vasco ha sempre fatto della lingua: massima semplicità di parole per la massima profondità di significato. Anzi, forse è l’album in cui la sua straordinaria capacità di sintesi raggiunge finalmente l’apice artistico, perché i testi sembrano riuscire davvero a cogliere la più intima essenzialità del linguaggio.
Chiunque ascolti attentamente questo lavoro non tarderà a rendersi conto di come poche parole siano già in grado di creare un’atmosfera e di favorire una più introspettiva disposizione d’animo.
“Vivere o Niente” è un viaggio in cui ogni strofa è un racconto e ogni canzone un romanzo.
L’aut-aut del titolo, del resto, non lascia davvero nessuno spazio all’equivoco, si tratta di un romanzo, cioè di un disco nettamente esistenzialista e ateo: l’unica alternativa al vivere è il nulla.

Per fortuna, pur restando sempre nella sua cruda e impietosa sincerità, Vasco non perde mai di vista l’ironia provocatoria e l’autoironia critica. Così, ai brani di più intima confessione (“Vivere non è facile”) o di malinconia affettiva ( “Starò Meglio di Così”) si alternano quelli di irrequietezza adrenalinica (“Manifesto Futurista Della Nuova Umanità”) o di esagerazione sensuale e divertita (“Sei Pazza Di Me”) permettendo una fluidità d’ascolto in grado di emanare un’affascinazione progressiva e garantita.

Tra sonorità che spaziano dal rock al pop e dal country fino al blues, sono ben 12 i brani contenuti in questo album – senza contare il bonus track “Mary Louise”.

“Vivere Non E’ Facile”: la canzone che apre l’album è di importanza cruciale, perché introduce e avvia il discorso di fondo di tutto il disco, quello che – in modo diverso – viene poi ripreso e sviluppato dalle canzoni che la seguono.
“Vivere non è facile” è sicuramente una premessa che ben si adatta a introdurre un discorso esistenziale: è senza dubbio adeguata, ma è anche banale. Almeno ad un primo giudizio. Invece è proprio qui che si riconosce il vero Vasco e che si riesce a valorizzare a pieno la sua capacità di imprimere anche alle parole più semplici la massima profondità di significato: non è mai quello che sembra al primo ascolto. Perfino quello che, di fatto, dovrebbe essere soltanto un luogo comune, attraverso la musica, la metrica e l’intonazione, riesce ad acquisire un senso umano ben più ampio e, in questo caso, addirittura salvifico: “Vivere non è facile”, infatti, è il ritornello che arriva e ritorna allo scopo di guarire le intime ferite inflitte da strofe intessute da un’impietosa autocritica:
  Proprio / non bastano… / Le mie scuse, ormai / mi annoiano.
E, ancora:
Sono fin troppo comodi / i “Non ho tempo, sai” / e gli “Scusami”

“Manifesto Futurista Della Nuova Umanità”: Il testo di questo brano è ironico e provocatorio fin dal titolo, ma in realtà, a un ascolto più attento, si scopre anche profondo e impegnativo anche più del titolo.
Vasco dipinge il ritratto dell’uomo moderno sulla tela in movimento di un rock adrenalinico, riprendendo il suo faticoso rapporto con un dio perlomeno latitante se non addirittura già morto da tempo. Con l’arrivo della Scienza, a cominciare soprattutto dalla Rivoluzione Copernicana che decreta che l’uomo non è più il centro dell’universo, le risposte della religione non risultano più adeguate, ritornano i dubbi e le domande senza risposta, e allora la fede inizia a vacillare. E quel che inizia a vacillare prima o poi crolla. La fede dell’uomo moderno, infatti, se non è già esaurita è comunque in fase di esaurimento (perlomeno nervoso). La propria fede in dio Vasco non l’ha persa: l’ha finita. Proprio come la pazienza. Quella pazienza necessaria a sopportare il proprio modo di essere imperfetto, che ci porta spesso a commettere un errore dietro l’altro:
 Ti prego, perdonami / ti prego, perdonami… / se non ho più la fede in te / Ti faccio presente che /  ho quasi finito / ho quasi finito anche la pazienza / …che ho con me!

“Vivere o Niente”: c’è un’alternativa sola al vivere ed è qualcosa contro cui la vita si oppone con tutte le sue forze: è il niente, è la morte. E tanto più perché la vita risulta sempre troppo breve, non vale mai la pena nascondere troppe cose, fare finta di stare bene quando invece si sta male, come se vivere non significasse anche provare dolore. La vera forza sta nel non dover nascondere le proprie debolezze così come il vero coraggio sta nel non aver paura di ammettere di aver paura.
Vasco qui dice esplicitamente come usi in modo consapevole la propria creatività artistica della forma-canzone come una sorta di autoterapia, tra intima confessione e sfogo salutare e sincero:
Rivelerò / cose che nessuno sa / di me / E lo farò / solo perché tu non sai / com’è…
Forse non è il caso di parlare di ontologia, ma il filosofo preferito di Vasco è Kierkegaard, e Vasco crede nell’esistenza umana finalizzata all’etica (e non solo alla fica!): un’etica di libertà individuale fondata sulla responsabilità di scelta, e di una scelta categorica per la vita (in alternativa al nulla, cioè alla follia), senza comodi compromessi, senza mai prostituzioni commerciali (!), come sintetizzato dal perentorio e inequivocabile Aut-Aut del titolo.

“Maledetta ragione” è stata scritta nel 1987 con il titolo “Maledetta canzone”, diversa nell’arrangiamento e in una parte testuale.

Votate le vostre canzoni preferite (massimo 2 preferenze)!

Vivere o niente (2011)

View Results

Loading ... Loading ...

Scrivi un commento
Condividi su:
Angelo Pio D'Onghia
CircaAngelo Pio D'Onghia
Nato a Grottaglie (TA), classe '94, ho fondato nell'estate del 2011 la pagina facebook VR | Vasco Rossi un Dio (dio poi, parliamone, è l'uomo più semplice che c'è). Da sempre appassionato del Blasco cerco di condividere questa passione con voi, con l'aiuto degli altri amministratori della pagina Massimiliano Naressi, Francesco Pirinu e Alessandro Galiandro. "Non ho paura di nessuno ma, ho paura sempre..." V.R.